• Che cos’e?
  • La Dislessia fa parte dei Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA). Con l’acronimo DSA si intende una categoria diagnostica, relativa ai Disturbi Evolutivi Specifici di Apprendimento che appartengono ai disturbi del neurosviluppo (DSM 5, 2014), che riguarda i disturbi delle abilità scolastiche, ossia Dislessia, Disortografia, Disgrafia e Discalculia (CC-2007). In Italia i DSA colpiscono 1,9 milioni di persone (pari al 3,5% della popolazione) di cui 350mila in età scolare, pari al 4,5% della popolazione scolastica totale (7,8 mln). L’incidenza reale è ancora in parte sconosciuta. Le diagnosi nella scuola italiana sono infatti aumentate nettamente dopo la Legge 170/2010 ma ancora non coprono il 100% del totale. E i tempi di diagnosi, tra code e accertamenti, possono arrivare anche a due anni.

    I DSA si manifestano come una compromissione della capacità di lettura, di scrittura e di calcolo. Il bambino con difficoltà di lettura commette molti errori e/o impiega molto tempo per leggere; può, inoltre, manifestare una difficoltà di comprensione del testo. Per quanto riguarda la scrittura il bambino con DSA fatica ad applicare le regole ortografiche (doppie, usi dell’h, accento, sc,gn, gl). Inoltre, spesso i bambini con difficoltà nella scrittura hanno una grafia disordinata e scarsamente leggibile. La compromissione nell’area del calcolo, infine, si manifesta con la difficoltà nel memorizzare le tabelline e nello svolgimento di calcoli a mente e scritti.
    I DSA riguardano bambini con un’intelligenza nella norma, che non hanno problemi sensoriali (vista, udito) e neurologici e che hanno avuto adeguate possibilità di familiarizzare con la letto scrittura. Per eseguire la diagnosi è necessaria un’attenta anamnesi e un esame neurologico. E’ altresì essenziale sottoporre il bambino a una valutazione neuropsicologica che, mediante l’uso di test, definisca il livello intellettivo e le abilità di lettura, di scrittura e di calcolo. Un criterio fondamentale per porre diagnosi di DSA è che le difficoltà manifestate compromettano notevolmente l’apprendimento scolastico e le attività di vita quotidiana che richiedono la lettura, la scrittura e il calcolo.

    Esistono diverse definizioni di dislessia, una delle più accreditate è quella dell’International Dyslexia Association:

    “La dislessia è una disabilità dell’apprendimento di origine neurobiologica. Essa è caratterizzata dalla difficoltà ad effettuare una lettura accurata e/o fluente e da scarse abilità nella scrittura (ortografia). Queste difficoltà derivano tipicamente da un deficit nella componente fonologica del linguaggio, che è spesso inattesa in rapporto alle altre abilità cognitive e alla garanzia di una adeguata istruzione scolastica. Conseguenze secondarie possono includere problemi di comprensione nella lettura del testo scritto e una ridotta crescita del vocabolario e della conoscenza generale, conseguente ad una ridotta pratica nella lettura”.
  • Quanto è frequente il problema?
  • I DSA mostrano una prevalenza che varia tra il 2,5 e il 3 % circa dei bambini in età scolare. Ancora non esiste uno specifico osservatorio epidemiologico nazionale, tuttavia i bambini con DSA rappresentano quasi il 30% degli utenti dei Servizi di Neuropsichiatria Infantile in età scolare e il 50% circa dei minori che effettuano un intervento riabilitativo.
  • Quali sono le cause?
  • I DSA hanno un’origine neurobiologica. Gli studi condotti su famiglie di bambini con DSA e su gemelli omozigoti con DSA confermano in buona misura una base genetica (65%). E’ probabile, quindi, che un genitore o un parente stretto di un bambino con DSA abbia avuto, a sua volta, problemi nell’imparare a leggere, a scrivere o nel calcolo. I DSA sono maggiormente frequenti nei maschi (rapporto 3:1). Alla base può esserci un deficit di natura fonologica (ad esempio può essere ridotta la capacità di identificare parole in rima e/o di scomporre una parola nei singoli fonemi che la compongono), un deficit di processamento visivo (alterazioni visive che riguardano i movimenti oculari), un deficit di attenzione visiva (ridotte capacità nell’isolare uno stimolo), un deficit di automatizzazione (capacità di rendere automatica una competenza).  
  • Quali sintomi presenta?
  • Il bambino con una compromissione nella lettura per leggere si affatica, impiega molto tempo, commette svariati errori, salta parole e intere righe. Spesso sostituisce lettere come p/b, b/d, g/q, a/e, a/o. Spesso ha difficoltà a memorizzare le sequenze come l’ordine alfabetico, i giorni della settimana, i mesi dell’anno. Presenta difficoltà nell’esprimere il suo pensiero perché ha un vocabolario povero e fatica a memorizzare i nuovi termini. Ha difficoltà a riconoscere gli aspetti morfologici della lingua italiana e ha difficoltà nella lettura e nella scrittura delle lingue straniere. Non prende bene gli appunti perché non riesce ad ascoltare e scrivere contemporaneamente e spesso non comprende quello che legge.
  • Quando si manifesta?
  • Già a livello prescolare possono essere individuati degli indici di rischio e alla fine della prima classe di scuola primaria è possibile porre il forte sospetto diagnostico di rischio di DSA. Secondo la Consensus Conference (2010) la diagnosi può essere effettuata dal mese di gennaio del secondo anno della scuola primaria per la compromissione della lettura e della scrittura. Le difficoltà di calcolo possono essere diagnosticate alla fine della terza classe di scuola primaria.
  • È corretto parlare di prevenzione nell’ambito dei DSA?
  • Essendo i DSA disturbi di origine neurobiologica, parlare di prevenzione non è corretto e può costituire una forzatura. È possibile però, attraverso un’individuazione precoce del disturbo, intervenire tempestivamente e migliorare non solo la prognosi, ma anche prevenire gli effetti del disturbo sulle variabili psicologiche (emotive, motivazionali, ecc.), riducendo il rischio di psicopatologia associata nonché di drop-out scolastico.
  • Miti e fatti
  • Spesso il bambino con DSA viene descritto come “pigro” pertanto le sue difficoltà talvolta vengono attribuite a scarsa motivazione, negligenza, pigrizia. E’ importante ricordare che tali difficoltà si manifestano in persone dotate di quoziente intellettivo nella norma e non sono attribuibili a fattori motivazionali.

    Talvolta si ritiene che le difficoltà di un bambino nelle competenze accademiche siano conseguenza di fattori di ansia e di scarsa autostima. E’ invece opportuno considerare che nei DSA è possibile la compresenza di altri disturbi psicopatologici come il Disturbo dell’Attenzione e Iperattività, l’Ansia, la Depressione e i Disturbi della Condotta. Il tardivo o mancato riconoscimento del DSA spesso causa un aumento della frequenza di disturbi depressivi e disturbi d’ansia.

    Spesso i genitori pensano che il loro figlio con DSA non potrà mai frequentare l’università o realizzarsi a livello lavorativo. La Legge 170 del 2010 è prevista anche nel contesto universitario, pertanto tutti i ragazzi con DSA possono intraprendere la carriera accademica e realizzarsi a livello lavorativo.